La luna cadente
Entrò nella Villa e il concerto era ancora lontano dal cominciare. C'era troppa folla, l'organizzazione non aveva previsto un tale afflusso di persone, e non c'erano abbastanza posti a sedere. Pensò bene di approfittare subito del vino, un ottimo Nero d'Avola, per rendere più piacevole quella solitudine che lo aveva accompagnato e che gli piaceva in mezzo a tutta quella gente, perché gli permetteva di osservare di più, ma anche di essere osservato un po' di più. Si accese una sigaretta, arrotolata tra occhi curiosi e benpensanti, aspirò profondamente e guardando la Luna che si affacciava sul baglio espirò lentamente il fumo, un po' dal naso, un po' dalla bocca, godendosi la sensazione e accompagnandola con un sorso di vino. Conosceva quella Villa perchè vi era già stato pochi mesi prima: un antico casale ottocentesco, da poco ristrutturato e spesso adibito a struttura ricettiva. Protagonista: la pietra. Si perse ad osservare l'estasiante continuità tra le mura e la pavimentazione, un susseguirsi infinito di pietre incastonate dalla maestria di antichi muratori, e proprio seguendo una linea ideale il suo sguardo andò a scontrarsi con il palco, allestito in fondo al cortile. La folla cominciava ad essere un po' troppa, e si accorse che non aveva cercato un posto.
Sono solo - pensò - sicuramente troverò un posto.
Impiegò pochi attimi a capire che era una stupida illusione.
L'organizzazione procurò altre sedie e lui appropriandosi della sua poltrona personale la posizionò in modo da vedere la tastiera e il corpo del pianista che tutti attendevano.
Lo spettacolo tardava, c'era ancora tempo per un altro bicchiere e un'altra sigaretta. Passeggiando, questa volta si mise a osservare il pubblico: un pubblico piuttosto adulto, molte coppie, famiglie, età media abbastanza superiore alla sua, pochissimi giovani. Peccato - pensò - forse non sanno cosa si perdono.
Con un'ora di ritardo le luci si spensero e comparve la presentatrice che altro non fece che continuare a scusarsi per l'organizzazione poco attenta che aveva previsto un minor afflusso di gente, ma non si dimenticò i ringraziamenti agli sponsor, sia mai.
Finalmente arrivò. Il pianista, si intende. Vestito molto casual, capelli legati male, con qualche ciocca pendente: un breve inchino e subito al piano, subito le note, come a voler recuperare il tempo perso. La magia cominciò a diffondersi, si fece strada piano piano partendo dai suoni, passando dai movimenti e arrivando a quella Luna che si affacciava così curiosa.
E fu allora, che avvenne.
Fu allora che la Luna fu attratta dalla melodia jazzata (sì proprio jazzata) e tentò di sporgersi un po', perché non voleva perdersi lo spettacolo, anche Lei voleva assaporare un po' quel gusto così sfacciatamente estroso, si sporse dagli edifici dietro al palco e cercò di essere più vicina al pubblico.
Fu così che anche lei rise quando il pianista chiese un cerotto perché in una uscita virtuosa si era fatto male a un dito pizzicando direttamente le note del pianoforte a coda.
Fu così che anche lei cantò a mente le canzoni italiane rielaborate jazzisticamente e si emozionò sentendo quel pianoforte così vivo e vibrante.
Fu così che anche lei partecipò quando l'artista fece un bis tutto particolare chiedendo al pubblico carta e penna e annotandosi dieci canzoni qualsiasi a richiesta, e anche lei rise di gusto quando qualcuno disse - la macarena!! - o quando il pianista commentò la richiesta di "Apri le tue ali". Ma soprattutto si divertì a sentire l'imitazione di Masini, su un testo veramente orribile ma perfettamente adatto a Masini, e perfettamente riprodotto nella voce, e continuamente interrotto da sonore risate e grandi applausi del pubblico.
Fu così che anche lei si fece cullare dall'ultima ninna nanna.
Fu così che la Luna cadde, insieme a molte stelle, quella notte di San Lorenzo.
Sono solo - pensò - sicuramente troverò un posto.
Impiegò pochi attimi a capire che era una stupida illusione.
L'organizzazione procurò altre sedie e lui appropriandosi della sua poltrona personale la posizionò in modo da vedere la tastiera e il corpo del pianista che tutti attendevano.
Lo spettacolo tardava, c'era ancora tempo per un altro bicchiere e un'altra sigaretta. Passeggiando, questa volta si mise a osservare il pubblico: un pubblico piuttosto adulto, molte coppie, famiglie, età media abbastanza superiore alla sua, pochissimi giovani. Peccato - pensò - forse non sanno cosa si perdono.
Con un'ora di ritardo le luci si spensero e comparve la presentatrice che altro non fece che continuare a scusarsi per l'organizzazione poco attenta che aveva previsto un minor afflusso di gente, ma non si dimenticò i ringraziamenti agli sponsor, sia mai.
Finalmente arrivò. Il pianista, si intende. Vestito molto casual, capelli legati male, con qualche ciocca pendente: un breve inchino e subito al piano, subito le note, come a voler recuperare il tempo perso. La magia cominciò a diffondersi, si fece strada piano piano partendo dai suoni, passando dai movimenti e arrivando a quella Luna che si affacciava così curiosa.
E fu allora, che avvenne.
Fu allora che la Luna fu attratta dalla melodia jazzata (sì proprio jazzata) e tentò di sporgersi un po', perché non voleva perdersi lo spettacolo, anche Lei voleva assaporare un po' quel gusto così sfacciatamente estroso, si sporse dagli edifici dietro al palco e cercò di essere più vicina al pubblico.
Fu così che anche lei rise quando il pianista chiese un cerotto perché in una uscita virtuosa si era fatto male a un dito pizzicando direttamente le note del pianoforte a coda.
Fu così che anche lei cantò a mente le canzoni italiane rielaborate jazzisticamente e si emozionò sentendo quel pianoforte così vivo e vibrante.
Fu così che anche lei partecipò quando l'artista fece un bis tutto particolare chiedendo al pubblico carta e penna e annotandosi dieci canzoni qualsiasi a richiesta, e anche lei rise di gusto quando qualcuno disse - la macarena!! - o quando il pianista commentò la richiesta di "Apri le tue ali". Ma soprattutto si divertì a sentire l'imitazione di Masini, su un testo veramente orribile ma perfettamente adatto a Masini, e perfettamente riprodotto nella voce, e continuamente interrotto da sonore risate e grandi applausi del pubblico.
Fu così che anche lei si fece cullare dall'ultima ninna nanna.
Fu così che la Luna cadde, insieme a molte stelle, quella notte di San Lorenzo.

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