mercoledì, giugno 28, 2006

Professore.. ma io le cose, le so!


L'arroganza che si fa persona. Il professore mi blocca dopo 10 minuti di orale, mi dice: va bene, basta così, ti do 25. Io butto in modo evidentemente scazzato il pennarello, lui lo nota, e mi fa una faccia esplicita.

Io: Beh speravo in qualcosa di più..
Lui: Ma guarda che 25 è un bel voto.
Io: Sì ma professore, io le cose le so!
Lui: Mi aspettavo un discorso più mirato, ci hai girato attorno troppo.

Si alza ed esce dall'aula senza salutare.

Questa all'incirca la scena del mio esame. L'unica conclusione che ne posso trarre è che avevo veramente studiato e mi sentivo pronto, perché dire una cosa del genere a un professore (di questo tipo) è come lanciare un fiammifero in un pagliaio. Se avesse voluto farmi del male poteva benissimo dirmi: "Allora torna alla lavagna e spiegami questo quello e quell'altro". Insomma, un modo per fregarmi lo avrebbe trovato sicuramente e ci avrebbe messo due minuti ad abbassarmi il voto.

Ma in fondo.. sticazzi.

venerdì, giugno 23, 2006


Ansia, tensione, insoddisfazione, confusione, caldo.. (mi accorgo che il caldo ha sempre un ruolo fondamentale, sono troppo meteopatico)
Le premesse non sono affatto incoraggianti..

Oggi non ho concluso quasi nulla con lo studio, l'esame si avvicina inesorabile e non posso fallire, è veramente importante. Intanto domani avrò la mia ultima lezione universitaria.. ci vorrebbe un brindisi! Macchè brindisi, finirò con una esercitazione di Complementi di Ricerca Operativa, chi l'avrebbe mai detto, quando ho iniziato, ignaro di quello che mi aspettava. E ora mi trovo quasi alla fine di questo percorso, con le idee più confuse di prima ma con qualche anno in più e un avvenire più incerto che mai, da tutti i punti di vista..
La cosa che più mi inquieta è non avere alcuna aspirazione particolare, mi sento completamente svuotato e insignificante. Non che non ci siano idee che mi attraggano, ma non riesco a pensarle concretamente e la mia vita mi sembra affidata a un destino su cui posso solo adagiarmi affinché mi traghetti in questo viaggio. In fondo sono sempre stato convinto che gli avvenimenti casuali ci influenzino maggiormente la vita, quindi anche nei prossimi mesi accadrà qualcosa che mi porterà sicuramente verso una direzione, di questo ne sono certo, e quindi non c'è da preoccuparsi. Basti pensare alla mia iniziazione musicale.. dapprima dovuta al fatto che comparì un pianoforte in casa perché mio fratello decise di fare la scuola media musicale e poi alla mia scelta di cominciare il Conservatorio a 9 anni, per imparare il violoncello, anch'esso eletto dopo aver visto un concerto per pianoforte e violoncello. Ma se avessi visto un concerto per chitarra? Avrei scelto la chitarra? E se fosse stato per violino e pianoforte? Il violino? Who knows..

E' da quando mi sono reso conto di tutto ciò che ho cominciato a dare meno peso alle mie scelte, senza chiedermi troppo se siano giuste o sbagliate, seguendo l'istinto, immediato, diretto. Di fronte alle innumerevoli possibilità che la vita ci pone come poter scegliere? L'unica nostra capacità di scelta è dettata dall'istinto, da ciò che ci piace, che ci attira..
Ok, mi sto perdendo, lasciamo stare, è tardi e il flusso dei miei pensieri assume percorsi quanto mai pericolosi.

Mi permetto solo di citare Chaim Potok: ..as you grow older you will discover that the most important things that will happen to you will often come as a result of silly things, as you call them - 'ordinary things'

Buona notte.

mercoledì, giugno 21, 2006

Being There


Shirley.. che viso incantevole!
Per una volta ho ceduto alle curiosità filmografiche del libro che sto studiando, e stasera ho visto Being There (1979), di Hal Ashby, ultimo film con Peter Sellers.

Sono rimasto incantato da Shirley, eppure avevo già visto i suoi film più famosi (L'appartamento, Irma la dolce). Così ho cercato delle immagini sul web e ne sono rimasto fortemente deluso. E' difficilissimo trovare foto sue da giovane! Sicuramente è tutto un complotto, lei cerca di tenere viva la sua immagine attuale, ma io sono innamorato della Shirley di un tempo..



Il caldo è diventato opprimente, non basta la birra congelata per rinfrescarmi e stare a letto è una tortura.. così mi ritrovo qui, a sparlare di Shirley MacLaine e a sognare i suoi occhi. Dovrei dormire da un po', ma non riesco, nonostante gli occhi stanchi mi implorino riposo dalla luce e dallo sforzo della lettura.

Oggi ho avuto un deja vu in un negozio di scarpe, seguito da una bellissima figura con la commessa. Ero sicuro di aver visto delle scarpe di un certo colore in vetrina, e chiedevo informazioni perché non le vedevo esposte in negozio.. la commessa non si da pace e mi propone di osservare insieme la vetrina. Io convintissimo la seguo e giunto sul posto.. non vedo le scarpe che avevo visto precedentemente! Non so che sia successo, evidentemente soffro di allucinazioni, ma avevo visto delle scarpe marroni, non nere! Segue una scena di totale mortificazione sotto gli occhi divertiti della commessa che mi guarda quasi con pena.. faccio finta di niente, le dico ok, guarderò gli altri modelli.. dopo 2 minuti ero già scappato.

Questi sono gli effetti negativi dello studio.

Buona notte.

domenica, giugno 18, 2006

Baustelle - La malavita


Ieri ho scoperto questo gruppo un po' per caso, mentre cercavo informazioni su una manifestazione musicale. Devo dire che mi han colpito subito, per niente scontati, sia per una certa ricercatezza musicale (che nei gruppi italiani scarseggia sempre più) che per i testi non banali.

Sono due giorni che ascolto quasi a ripetizione la loro ultima fatica: "La malavita".
Il male di vivere che unisce tutte le canzoni, quasi a formare un concept album. Importanti i temi trattati, dal suicidio alla guerra, passando dalla perdita di senso e dall'emancipazione. Una musica che è un mix di influenze che vanno dalla musica italiana anni '60 all'elettronica dei Kraftwerk. Probabilmente la facilità d'ascolto dei loro pezzi deriva soprattutto da queste influenze. Bravi i musicisti e ottimo l'arrangiamento nel loro stile. Una voce discreta, che in alcuni momenti ricorda De Andrè (da lontano, molto lontano) e in altri Celentano (ancora più lontano), che rimane sempre un po' sugli stessi toni, al rischio di diventare monotona, ma con personalità, inconfondibile. In alcuni brani è supportata da una voce femminile interessante.

Molto bella "Un romantico a Milano", piacevole musicalmente e azzeccati i richiami ai luoghi. Mi ha colpito molto "A vita bassa", che prende spunto dall'articolo "I jeans a vita bassa delle quindicenni" uscito su La Repubblica due anni fa circa, brillante l'idea di scriverci una canzone.

Vedremo se questo gruppo riuscirà a mantenersi in vita nonostante le insidie poppeggianti che spopolano in Italia.

Buona domenica.

venerdì, giugno 16, 2006

Stanco.. stanco e perduto, per citare il vecchio caro Vinicio. Fatico a tenere gli occhi aperti, mi bruciano, la barba lunga che mi da fastidio sul collo, il caldo, caldo anche di sera, il caldo che questa città ti condanna a sopportare da giugno a settembre senza tregua, asfissiante. Sono instabile, passo da momenti di euforia a momenti di tristezza, da momenti in cui guardo positivo al futuro a quelli in cui non vedo che fallimenti. C'è da fare qualcosa, questo è sicuro.

Mi accarezzo la barba e sfioro la tastiera, ho bisogno di questi contatti flebili e impercettibili. E' rilassante. E' bello cercare il limite della sensibilità al tatto, quello sfioramento inconsistente eppure percettibile, forse quasi immaginato, che coinvolge millimetri di pelle. E' bello concentrarsi sulla sensazione, spingere al massimo la sensibilità, convogliarla in alcuni lembi per gustarsi quel contatto invisibile..

martedì, giugno 13, 2006

La stanza è buia, solo la luce del monitor che riflettendosi sulla tastiera mi permette di vedere i tasti, o quasi, anche se non ne ho bisogno perché saprei scrivere anche al buio.. le mani imparano il percorso della scrittura con il tempo, sanno dove cercare la "i" o la "o", e quindi imparano a scrivere parole su parole, chissà quante volte ogni dito ha pigiato ogni tasto, ci sarebbe da farne una statistica, sicuramente numeri da far rabbrividire il più freddo statistico.
Ok, mi sono un po' perso, ero rimasto alla luce del monitor. In effetti la cosa più bella che crea questa luce è l'effetto sulle mani che scrivono (mentre stringono una sigaretta), perché ne illuminano soltanto il dorso, ed estraniandomi dalla scrittura sembra quasi che le dita danzino sulla tastiera al ritmo della musica fusion che c'è in sottofondo. Sì, una chitarra accompagnata da un contrabbasso da brivido, un brivido a ogni nota, bassissima, profonda e piena di tensione.
Ah ecco, la luce del monitor mi permette almeno di trovare il posacenere, quello sì, è importante.

Sono molto rilassato, una doccia a mezzanotte è la cosa migliore per rilassarsi, e se accompagnata da una musica come questa, da una sigaretta e da una luce soffusa rischia di diventare quasi soporifera. Ma non ho particolarmente sonno. Sono ancora in mutande sulla mia sedia ed è bello il contatto con la pelle della sedia, morbida e fredda, secca. Chissà a chi è venuto in mente di fare le sedie in pelle..
La luce, ancora la luce del monitor, è fondamentale perché a ogni sospiro di tabacco crea un alone a cui ogni essere umano abituato a fumare non può rinunciare.. sembrerà strano, ma una delle soddisfazioni del fumo è vederlo uscire dal corpo, e più è intenso più da soddisfazione, infatti è più bello fumare d'inverno, quando il fumo è accompagnato dalla condensa del fiato caldo nell'aria fredda.. probabilmente è una mia lugubrazione, ma sono convinto che non mi piacerebbe fumare una sigaretta senza vederne gli effetti visivi sull'ambiente che mi circonda. Forse è meglio non approfondire questo argomento perché potrebbe portare a conclusioni azzardate.

Mi farò cullare ancora un po' dalle dita sapienti di questo chitarrista per addormentarmi sereno come un bimbo rassicurato dall'abbraccio della mamma.

Buona notte.

sabato, giugno 10, 2006

Definizioni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Lo spazio affine è una struttura matematica simile a quella di spazio vettoriale. Intuitivamente, uno spazio affine è uno spazio vettoriale "senza un'origine" (cioè "senza punto centrale"). Come gli spazi vettoriali, quelli affini vengono studiati con l'ausilio dell'algebra lineare.

Chiaramente questa definizione non è esaustiva nè a livello matematico nè per chi di matematica non se ne intende. Ma non importa. Penso che sia perfettamente appropriata a un blog, e soprattutto al mio. E poi mi piace la parola affine, ha una sensualità particolare, soprattutto nel momento in cui viene calata in un contesto prettamente matematico. Che musicalità!

Vediamo la definizione di affine:

agg
.
1 che ha affinità; analogo, simile: la lingua italiana è affine alla francese; due prodotti affini; organismi, caratteri affini
2 (mat.) che gode di affinità

Questo è il senso e lo scopo di questo spazio, l'affinità. Affinità che si riferisce agli spazi virtuali che ormai spopolano il Web, ma anche al mio ego.

Direi che ho già detto fin troppo, e poi devo interrompermi, come è giusto che sia, nel mio stile.